Il contesto friulano
Nel corso del Cinquecento mentre nell’ambito territoriale della destra Tagliamento, grazie alla presenza di Pomponio Amalteo e Giovanni Maria Zaffoni, detto il Calderari (anch’egli discepolo del Pordenone), si afferma una koiné linguistica che dominerà incontrastata sin quasi alla fine del secolo, a Udine una vera e propria scuola del Pordenone non si ebbe mai e, quand’anche effettivamente percepibile, l’influsso dell’artista risulta frammisto a quello di altre personalità di rilievo, tra cui Pellegrino da San Daniele, che nel 1513 ritorna in Friuli dopo un decennio di attività presso la corte estense a Ferrara, e Giovanni da Udine che, formatosi nella bottega del pittore e intagliatore Giovanni Martini, a partire dalla metà del secondo decennio del secolo opera a Roma a stretto contatto con Raffaello, contribuendo al rilancio del repertorio decorativo a grottesche.
Tra gli artisti friulani influenzati da Pellegrino da San Daniele, oltre all’irrequieto Sebastiano Florigerio, originario di Conegliano, Vasari dedica particolare attenzione a Francesco Floreani, membro di un’importante famiglia di intagliatori e pittori udinesi, documentato in mostra attraverso una Sacra Famiglia in cui affiora un forte componente raffaellesca, probabilmente filtrata attraverso Giovanni da Udine, che nel 1533 abbandona la corte papale per stabilirsi nuovamente nella città natale.
Un’apertura in direzione romana emerge anche nella produzione pittorica di Giovanni Battista Grassi, noto per essere stato l’informatore friulano del Vasari. Tra le sue opere più significative, oltre alle “portelle” dell’organo del duomo di Gemona (nelle quali è percepibile un evidente richiamo alla cultura figurativa centroitaliana), meritano di essere ricordati gli affreschi nel salone del Parlamento nel castello di Udine, dove egli lavorò a fianco di Pomponio Amalteo.
Oltre a costoro, tra le figure di spicco nell’ambiente udinese della seconda metà del Cinquecento va incluso a buon diritto anche Bernardino Blaceo, autore della bella pala di Santa Lucia che, eseguita nel 1553 per l’omonima chiesa udinese, si trova ora nel Museo Civico di Padova. Confuso spesso con l’Amalteo, il Blaceo (cui vanno restituite le pale delle parrocchiali di Bugnins e di Cesclans), insieme con il Floreani, nel 1555 indirizzò al consiglio cittadino una supplica contro l’uso di affidare ad artisti “estranei et forestieri” l’esecuzione di committenze pubbliche, con evidente riferimento alla cantoria dell’organo del duomo di Udine dipinta dal Pordenone circa un trentennio prima e alle “portelle” di quello nuovo licenziate dall’Amalteo in quello stesso anno.
In realtà Pomponio aveva cercato di ovviare a questo inconveniente attraverso un’accorta politica matrimoniale, che l’aveva indotto non solo a sposarsi nel 1541 con l’udinese Lucrezia Madrisio, figlia di un ricco speziale, ma anche a concedere in moglie la propria figli Virginia al pittore Sebastiano Secante il Giovane: il quale, figlio di Giacomo (detto Trombon) e nipote di quel Sebastiano il Vecchio che negli anni sessanta del Cinquecento avrebbe partecipato a Roma alla decorazione della Loggia di Pio IV, nel 1563 collabora con il suocero nell’allestimento scenico di una commedia rappresentata nel salone del castello di Udine.


