Pomponio Amalteo Pictor Sancti Viti - San Vito al Tagliamento

san vito al tagliamento: 29settembre - 17dicembre

Itinerari dell'Amalteo

La mostra sul "Pitor de San Vido", come l'Amalteo veniva spesso indicato nei documenti, sarà arricchita da itinerari che consentiranno di ammirare, nelle chiese e nei palazzi per i quali erano stati eseguiti, altri dipinti e soprattutto i numerosi cicli di affreschi realizzati dall'artista in varie località del Friuli e del Veneto.
Friuli
Arzene PN (dipinti), Bagnarola Pn (affresco), Baseglia PN (affreschi), Casarsa PN (affresci e dipinti), Castions PN (dipinti), Cividale UD (dipinti), Gemona UD (dipinti), Gleris PN (affreschi), Lestans PN (affreschi), Maniago PN (affreschi e dipinti), Pordenone (affreschi e dipinti), Prodolone PN (affreschi), San Daniele UD (dipinti), San Giovanni di Casarsa PN (dipinti), San Martino al Tagliamento PN (dipinti), San Vito al Tagliamento PN (affreschi e dipinti), Tolmezzo UD (dipinti), Tricesimo UD (affreschi), Udine (dipinti), Valvasone PN (affreschi), Venzone UD (affreschi), Zoppola PN (affreschi).

Veneto
Belluno (affreschi), Campomolino TV (dipinti), Francenigo TV (dipinti), Motta di Livenza TV (affreschi e dipinti), Oderzo TV (dipinti), Padova (dipinti), Portogruaro VE (affreschi e dipinti), Corbolone VE (affreschi), Treviso (dipinti), Venezia (dipinti), Vittorio Veneto TV (affreschi e dipinti).

Chiesa di San Lorenzo

Verso la metà del Quattrocento nel borgo allora denominato di San Lorenzo si insedia in convento di Domenicani, accanto al quale è sorta la chiesa dedicata a San Lorenzo. Nel 1479 il nobile Matteo Altan con il suo testamento vincola gli eredi a finanziare la costruzione del tempio. Tuttavia si pensa che all’epoca i lavori fossero stati avviati da tempo, dato che nel 1481 Andrea Bellunello poteva affrescare il predicatore domenicano San Vincenzo Ferrer sul lato destro dell’arco trionfale e l’edificio essere consacrato nel 1487. L’originaria struttura quattrocentesca era decisamente semplice: un’unica navata illuminata da tre rosoni, il presbiterio quadrato con volta a botte e un’abside circolare; le dimensioni erano certamente ridotte rispetto a quelle attuali. Di questo primo ambiente ci sono giunte solo piccole porzioni della sua decorazione, tra cui l’affresco del Bellunello, alla cui mano è inoltre riferito lo stemma Altan affrescato sopra la prima arcata sinistra della navata, su quella che prima degli ampliamenti era la parete dell’aula. Per San Lorenzo lavora pure Pomponio Amalteo, che realizza due pale: il Martirio di san Pietro da Verona nel 1578 (ora nella chiesa di San Pietro martire a Udine) e la Madonna del Rosario, da lui solo iniziata nel 1588 per essere completata dal genero Giuseppe Moretto (conservata nel duomo cittadino). In questa sede Pomponio ha inoltre trovato la sua ultima dimora, come ricorda la lapide tombale, un tempo sul pavimento e in epoca recente murata sulla parete sinistra. Probabilmente nel XVI era già presente la terracotta raffigurante la Pietà, ora sul primo altare di destra e forse in origine addossata al lato sinistro dell’arco trionfale (dove si notano due angeli affrescati, di scuola del Bellunello, che paiono sorreggere uno scomparso riquadro), realizzata da uno scultore d’area veneta nella seconda metà del Quattrocento. Dello stesso periodo è il gruppo plastico della Pietà, sul terzo altare sinistra, la quale non fa parte dell’arredo di San Lorenzo, dal momento la sua immediata provenienza è da palazzo Tullio Altan: uno degli esempi più interessanti di Vesperbilder presenti in Friuli. Alla fine del XVII secolo si collocano gli ampliamenti che hanno mutano profondamente l’aspetto primitivo e ci consegnano le forme attuali della chiesa: l’edificio è prolungato e sono aperte le navatelle (parte dei pilastri sono ricavati dall’antico muro perimetrale); mentre la facciata assume un aspetto consono al gusto classicista del periodo Conseguente a tale ampliamento è la costruzione, all’inizio del Settecento, degli altari laterali. Due dei quali, i primi a destra, sono dotati di pale del pittore veneziano Agostino Litterini: Sant’Antonio di Padova, santa Caterina da Siena e santa Maria Maddalena, con la data 1701, e San Domenico con San Vincenzo Ferrer che sorregge il Crocifisso del 1702. Sugli altari di sinistra attualmente si trovano delle pale dei primi del Novecento, dal sapore naïf, del pittore di Prodolone Lino Gardin (1869-1952); mentre i Misteri del Rosario che decorano la cornice alla nicchia dell’omonimo altare sono dell’inizio del secolo. Nel 1770 ha inizio il declino della chiesa di San Lorenzo, quando il convento dei Domenicani cui era annessa viene soppresso e i monaci si trasferiscono a Udine. L’edificio passa quindi in mani private e pochi anni dopo, nel 1794, è la Comunità cittadina ad entrarne in possesso, per istituire un pubblico collegio (di cui la chiesa diviene la cappella). L’arrivo delle armate napoleoniche nel marzo del 1797 segna un’ulteriore fase di declino per il sacro luogo, utilizzato come magazzino per le truppe e poi lasciato in un sostanziale abbandono, che si protrae per molti decenni, fino al restauro complessivo che si chiude nel 1988.

L’Ospedale e la chiesa dei Battuti

L’oratorio di Santa Maria Assunta, sorto alla fine del XV secolo, era la chiesa dell’Ospedale della confraternita dei Battuti, che, situato a ridosso della Torre di San Nicolò (lungo l’attuale via Andrea Bellunello), dal Tre all’Ottocento ha rappresentato il principale centro di assistenza sanitaria a San Vito. La prima notizia documentaria che riguarda tale istituto è del 1369, ma già dal 1360 operava nella cittadina in virtù di un decreto del patriarca di Aquileia. Non si conosce con esattezza il volto del primitivo Ospedale, tuttavia si può ipotizzare che esso fosse composto da un unico vano, in cui era pure inclusa una parte riservata al culto (di cui negli ultimi decenni sono riemersi resti di decorazioni), con l’asse maggiore parallelo a via Bellunello La parte che si affacciava sulla strada principale era decorata con particolare cura, con eleganti finestre trilobate, e, sopra una non più esistente apertura ad arco che immetteva all’ingresso del ricovero, un affresco tardo quattrocentesco attribuito al pittore sanvitese Andrea Bellunello, che raffigurava la Madonna in trono con il Bambino in grembo, santi e, sotto al mantello, i confratelli. L’ampliamento delle strutture ospedaliere nella seconda metà del XV secolo comportò l’edificazione di una nuova chiesa. Non si conoscono con esattezza le tappe che hanno portato alla costruzione della nuova chiesa, ma sappiamo che essa era aperta al culto nel 1493, data che compare in un’iscrizione sull’elegante portale, opera di Giovanni Antonio da Carona, nei pressi di Lugano, detto il Pilacorte (1455-1531), che ha scolpito in bassorilievo negli stipiti motivi fitomorfici e le figurine di San Vito e di San Modesto, mentre nella lunetta, inquadrata dalle statue dell’Arcangelo Gabriele e della Vergine e coronata dalla figura dell’Eterno Padre, ha inserito una lastra che raffigura la Madonna della Misericordia, la quale con il manto protegge quattro oranti ed è attorniata da volti di cherubini. L’essenzialità della facciata tardo quattrocentesca non lascia però supporre che all’interno si conservi un ciclo di affreschi considerato tra i più belli del Cinquecento friulano e certamente il più importante della produzione di Pomponio Amalteo, il quale, tra il 1535 e 1546, ha raffigurato Storie della vita di Maria. All’inizio del XVIII secolo fu realizzato laltare maggiore, che esibisce le statue di San Giovanni Battista, della Vergine e di San Pietro, opere dello scultore Pietro Baratta (1659/1668 ca. – 1727/1733 ca.). Allo stesso autore spettano anche i rilievi delle formelle posteriori, dedicate alla Visitazione e alla Presentazione al Tempio; mentre sono di Giovanni Bonazza (1654-1736) il dossale con la Mater Misericordiae, il cui manto accoglie i confratelli, e ai lati le sei formelle con angioli musicanti. Dal 1746 al 1750 l’oratorio dei Battuti ha svolto pure le funzioni di parrocchiale, dato che quegli anni si stava ricostruendo il duomo cittadino e, per assolvere alle esigenze battesimali, in esso è stato trasferito il battistero del 1446, con copertura lingea seicentesca, sistemato alla sinistra dell’ingresso, dove tuttora si trova. Nel corso del XIX secolo la chiesa ha perso l’originaria funzione di cappella dell’Ospedale e in seguito è divenuta luogo delle memorie civiche e patriottiche, con l’erezione nel 1937 di un monumento a ricordo dei sanvitesi caduti in Guerra (recentemente spostato), opera dell’allora soprintendente Ferdinando Forlati (1882-1975), cui si deve anche il progetto delle porte d’ingresso in ferro battuto.

Santa Maria delle Grazie

Eretta prima del 1467 su commissione della Confraternita di Santa Maria delle Grazie, la chiesa ha mantenuto sostanzialmente intatte le sue caratteristiche architettoniche e ancora oggi si presenta con una facciata austera e semplice, caratterizzata dal campanile a bifora, che non lascia trasparire l’importanza delle opere che in essa sono presenti. Infatti, oltre al ciclo di Pomponio Amalteo dedicato alle Storie della Vergine (1539-1543), si conserva pure un importante affresco dovuto ad Andrea Bellunello, del 1480 ca, che raffigura, entro una finta nicchia con calotta a conchiglia, la Madonna della Misericordia, la quale, seguendo una diffusa iconografia, alla sua sinistra mostra un gruppo di donne in preghiera, nelle cui mani stringono il rosario (precoce esempio della diffusione di questo culto), forse l’emblema della Confraternita alla quale si deve la chiesa e lo stesso dipinto. Ancor più rilevante è il grande altare ligneo, dipinto e dorato, realizzato nel 1515 ca., dall’intagliatore e pittore udinese Giovanni Martini. È uno degli esempi di maggiore pregio della grande stagione vissuta in Friuli dalla scultura lignea tra Quattro e Cinquecento e proviene da un protagonista dell’arte di quel periodo, capace di trasferire in regione le novità del Rinascimento. A Prodolone Martini non è ancora all’apice della sua maturità espressiva (che raggiungerà un decennio dopo nell’altare della parrocchiale di Mortegliano), ma appare ormai evidente che ha imboccato un cammino di deciso rinnovamento rispetto alle formule tardo gotiche, ancora vive in alcuni ambiti periferici, come dimostrano l’armoniosa architettura dell’altare e la naturalezza ricercata nei volti eleganti e nelle anatomie delle quattordici statue che lo compongono (alcune delle quali derivano da esempi tratti dalla pittura veneziana del tempo), separate tra loro, com’è nella tradizione dell’altaristica friulana. La struttura poggia su un basamento finemente intagliato, con al centro un bassorilievo del Cristo in pietà, ed è composta da due piani, separati da un’esile trabeazione, ognuno dei quali è suddiviso in cinque nicchie, inquadrate da piastrini decorativi con motivi tratti dal repertorio classico: nella parte inferiore sono inserite le figure, da sinistra, di un Santo vescovo (con un uomo inginocchiato ai suoi piedi, forse il committente), di Santa Caterina, della Madonna con il Bambino, di Santa Margherita e di San Vito; nel piano superiore si trovano: San Giovanni Battista, San Giacomo, il Redentore (che ripropone un’invenzione di Carpaccio), San Pietro e San Gottardo; infine nella cimasa San Girolamo, San Nicolò, San Gregorio Magno e Sant’Antonio da Padova; nella lunetta era probabilmente inserito l’Eterno Padre.

Santa Maria di Castello

La chiesa dell’Annunciata è detta comunemente Santa Maria di Castello, poiché appartiene al borgo dove sorgeva l’antico complesso fortificato. È probabile che essa fosse la cappella gentilizia dei Patriarchi, dato che sorge adiacente a quella che viene considerata la loro antica residenza; certamente era già esistente nel 1348, quando viene nominata in un documento. Sulla sua facciata e all’interno, dalla fine degli anni ’60 del XX secolo, sono riemersi degli affreschi, in seguito recuperati in buona parte grazie a un attento restauro. Si tratta di opere della seconda metà del Trecento, dovuti a maestranze legate a Tommaso da Modena (che in quel periodo operava a Treviso) di cui si possono notare alcuni richiami. La facciata, che nel Settecento ha subito forti modificazioni, presenta ai lati in alto le figure monumentali di San Cristoforo e di San Vito, il quale regge un modellino della città, unite da una serie di santi dalle minori dimensioni. Mentre all’interno la parete di fondo è dominata da una Crocifissione e lungo le murature laterali del coro si possono notare inoltre figure che rinviano alle scene della Natività e dell’Adorazione dei Magi. Sulle vele della volta si notano il Cristo in Mandorla, l’Annunciazione e le effigie degli Evangelisti Marco e Luca; nell’aula invece, sulla parte destra, è stata riportata alla luce una serie di santi, tra i quali è riconoscibile San Pietro, e a sinistra appare un’elegante fanciulla. Sulla parete sinistra è pure collocato un altare ligneo seicentesco, adornato con una pala che raffigura l’Annunciazione, attribuita ad Alessandro Varotari, detto il Padovanino (Padova, 1588-Venezia, 1648), autore presente anche nel duomo sanvitese. Secondo la testimonianza del grande storico dell’arte Giovanni Battista Cavalcaselle, nel 1876 nella piccola chiesa era conservato un trittico di Andrea Bellunello, la Madonna in trono col Bambino e i santi Pietro e Paolo (del 1488), che dagli inizi del Novecento è passato nel duomo cittadino, ove tuttora si trova.

il san sebastiano dell'amalteo