Pomponio Amalteo
Nel corso della sua lunga vita, Pomponio Amalteo, nato a Motta di Livenza nel 1505 da un certo Leonardo della Motta e da Natalia Amalteo (sorella dei letterati Paolo, Marcantonio e Francesco), ha eseguito numerosi dipinti e cicli di affreschi che decorano ancora oggi non solo molto chiese del Friuli e del Veneto, ma anche diversi palazzi e dimore castellane. Inoltre, seguendo una tradizione piuttosto radicata in Friuli, egli si è dedicato sia alla pittura da cavalletto sia all’intaglio ligneo, non disdegnando di fornire talvolta consulenze di tipo architettonico. Eccellente pittore e abilissimo frescante, l’artista è menzionato con parole di elogio dal Vasari, che nella seconda edizione delle Vite (Firenze 1568), lo include tra gli allievi più dotati del Pordenone: “seguitando sempre il suo maestro nelle cose dell’arte, si è portato molto bene in tutte le sue opere”. Il rapporto con l’illustre maestro, di cui nel 1534 aveva sposato la figlia Graziosa, fu piuttosto stretto, tanto che in diverse occasioni egli venne incaricato di portare a termine opere commissionate inizialmente a quest’ultimo. Inoltre, anche dopo la morte del suocero, avvenuta a Ferrara nel 1539, rimase fedele al suo stile e alle sue invenzioni, pur mostrando di accogliere a volte suggerimenti e stimoli provenienti da fonti e ambienti diversi. L’Amalteo si configura quindi come un anello di congiunzione tra due generazioni: infatti, non si limitò a raccogliere l’eredità del Pordenone, ma – a differenza di questi – ebbe numerosi seguaci, la cui attività si protrasse fino ai primi decenni del Seicento. Il grande proscenio sul quale si svolse la maggior parte della vita e dell’opera di Pomponio Amalteo è costituito da San Vito al Tagliamento, dove egli visse fino al 1588, anno della morte, ricoprendo anche importanti cariche pubbliche: da consigliere “pro civibus” a podestà. Qui egli esercitò la sua arte per oltre mezzo secolo e qui trovò sepoltura nella chiesa di San Lorenzo, in una tomba che aveva fatto predisporre per sé e per i suoi famigliari nel 1541. Ebbe cinque mogli e sette figlie, una delle quali, Quintilia, maritata al pittore Giuseppe Moretto, era specializzata nell’eseguire ritratti in cera. Ottimo disegnatore, come ricorda Luigi Lanzi nella sua Storia pittorica della Italia (Bassano 1809), l’Amalteo ha lasciato numerosi studi preparatori per i suoi principali dipinti e cicli di affreschi. Diversi per tecnica e tipologia, tali disegni si conservano oggi in varie raccolte pubbliche e private, in Italia e all’estero. La mostra si compone di una quarantina di opere riunite nella suggestiva chiesa di San Lorenzo. Esse ci permettono non solo di apprezzare e di conoscere meglio la fisionomia artistica dell’ Amalteo e dei suoi più stretti seguaci (tra cui Pietro Politio, Sebastiano Secante il Giovane, Giuseppe Moretto e Cristoforo Diana), ma anche di confrontare la sua produzione con quella del suo maestro e di alcuni importanti pittori veneti del Cinquecento che hanno lasciato in Friuli significative testimonianze della loro arte (da Paolo Veronese a Francesco Bassano, da Jacopo e Domenico Tintoretto a Palma il Giovane).
San Sebastiano, 1533
scomparti del soffitto, cm 131x145
Gemona, Museo Civico, Palazzo Elti
Santa Lucia, 1533
scomparti de soffitto, cm 131x145
Gemona, Museo Civico, Palazzo Elti
San Sebastiano tra i santi Rocco, Cosma, Damiano e Sant’Apollonia, 1533
Olio su tela, 214x151 cm
San Vito al Tagliamento, Duomo dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia
Matrimonio mistico di santa Caterina, 1537
Olio su tela, 287x172 cm
Tolmezzo, Chiesa di Santa Caterina
Madonna del Rosario con il Bambino in gloria tra i santi Sebastiano, Rocco e Antonio abate, 1537
Olio su tela, 236x135 cm
Travesio, Chiesa parrocchiale di San Pietro
Battesimo di Cristo, anni trenta del Cinquecento
Olio su tela, 300x140 cm
Venezia, Chiesa di Santo Stefano
Annunciazione, 1546
Olio su tela, 355x234 cm
Cividale del Friuli, Duomo di Santa Maria Assunta
Estasi di san Francesco, 1546-1547
Olio su tela, 243x175 cm
Udine, Civici Musei e Gallerie di Storia e Arte
Cristo in gloria e i santi Martino, Stefano e Giovanni Battista, 1549
Olio su tela, cm 417X235
San Martino al Tagliamento, Chiesa parrocchiale di San Martino
Storie di san Giovanni Battista: Nascita del Battista, 1549
Olio su tela, 55x125 cm
Oderzo, Duomo di San Giovanni Battista, museo
Storie di san Giovanni Battista: Predica del Battista, 1549
Olio su tela, 55x150 cm
Oderzo, Duomo di San Giovanni Battista, museo
Storie di san Giovanni Battista: Battesimo di Cristo, 1549
Olio su tela, 55x132 cm
Oderzo, Duomo di San Giovanni Battista, museo
Storie di san Giovanni Battista: Decollazione del Battista, 1549
Olio su tela, 55x150 cm
Oderzo, Duomo di San Giovanni Battista, museo
Storie di san Giovanni Battista: Testa del Battista al banchetto di Erode, 1549
Olio su tela, 55x125 cm
Oderzo, Duomo di San Giovanni Battista, museo
Cacciata dei mercanti dal Tempio, 1555
Olio su tela, 461x433 cm
Udine, Duomo di Santa Maria Annunziata
Il Redentore in gloria e i santi Giovanni Battista, Giovanni evangelista, Giuseppe, Pietro e Giacomo apostolo, 1558
Olio su tela, 253x180 cm
Maniago, Duomo di San Mauro
Fuga in Egitto, 1565
Olio su tela, cm 254X187
Pordenone, Duomo-Concattedrale di San Marco
Il Redentore e i santi Marco, Lorenzo, Giorgio, Girolamo Mocenigo e tre deputati della città, 1574
Olio su tela, 205x375 cm
Udine, Civici Musei e Gallerie di Storia e Arte
Deposizione, 1576
Olio su tela, 192x198
Udine, ex Monte di Pietà, Sala del Consiglio



