Pomponio Amalteo Pictor Sancti Viti - San Vito al Tagliamento

san vito al tagliamento: 29settembre - 17dicembre

Il contesto venetoNella prima metà del Cinquecento non è molto frequente la presenza in Friuli di opere e/o di artisti provenienti dal Veneto. Se prescindiamo dal pittore vicentino Marcello Fogolino che (appartenente a una famiglia originaria di San Vito al Tagliamento) nel 1520 subentra al Pordenone nella decorazione della chiesa parrocchiale di Rorai Grande, il caso più singolare è costituito dal veronese Francesco Torbido, il quale nel 1535 riceve dal vescovo Matteo Giberti (anch’egli originario di Verona) l’incarico di affrescare l’abside dell’abbazia di Rosazzo. Un episodio altrettanto isolato è costituito dal pittore veneziano Giampietro Silvio che nel 1546 licenzia la pala di San Zenone, destinata all’omonima chiesa parrocchiale di Aviano. Nella seconda metà del secolo, in rapporto con la presenza sempre più numerosa di funzionari veneti e di personaggi legati a vario titolo alla città lagunare, i contatti con Venezia si infittiscono notevolmente. Ad esempio, nel luglio del 1566 i camerari del duomo di Latisana, a nome di tutti i concittadini “religiosi et zelosi del vero nome d’Iddio” affidano ad Andrea Fosco da Faenza, “industrioso scultore di legno” residente a Venezia, l’esecuzione di una grandiosa pala destinata all’altare maggiore, per la quale questi si avvalse della collaborazione di Paolo Veronese e della sua bottega. A Paolo Veronese avevano pensato di ricorrere anche i deputati della città di Udine allorché nel 1575 in vista della decorazione del soffitto della sala del consiglio cittadino, lo avevano interpellato in merito a tale lavoro, che non sarà mai realizzato. Da parte sua, l’artista nel 1584 si impegnerà con i rappresentati della chiesa cividalese di San Giovanni in Xenodochio a dipingere due palette raffiguranti una Madonna con il Bambino e un San Rocco, la prima delle quali fu realizzata in collaborazione con la bottega, mentre la seconda, interamente autografa, si configura come uno dei capolavori dei suoi ultimi anni di attività. Nella seconda metà del nono decennio del secolo, in seguito all’approvazione della riforma dell’area presbiteriale del duomo di Sacile, il consiglio cittadino si rivolge a Francesco Bassano per l’esecuzione della grandiosa pala di San Nicola, che – approntata tra il 1589 e il 1590 – costituisce una delle ultime opere dell’artista, morto suicida a Venezia nel 1592. Alla costruzione di una serie di nuove cappelle è legata anche la commissione a Jacopo Tintoretto di una pala destinata all’altare di San Girolamo nel duomo di Pordenone. Frutto della collaborazione dell’artista con il figlio Domenico, essa fu probabilmente realizzata entro la prima metà degli anni novanta e dunque costituisce un’importante testimonianza dell’attività tarda di Jacopo, al quale si deve senz’altro l’impostazione generale dell’opera e la realizzazione della figura del santo. Alla piena maturità di Palma il Giovane appartiene infine la Presentazione di Gesù al Tempio della chiesa parrocchiale di Tricesimo, la cui esecuzione ebbe luogo nel primo decennio del Seicento, come conferma il fatto che l’altare cui era destinata, ancora privo di decorazione nel 1601, nel 1610 risulta ormai dotato del relativo dipinto. Tipico esponente del tardo manierismo veneto, il Palma eseguirà diversi altri lavori per il Friuli, tra cui il grande “telero” dei Civici Musei di Udine con la Dedizione di Udine e Venezia (1595) e la pala del Redentore nella chiesa di San Pietro in Volti a Cividale (1607).

il san sebastiano dell'amalteo